Europa delle banche o Europa delle Patrie?

europa.jpgA proposito dell’Europa avevamo ragione quando dicevamo che a noi che siamo europeisti convinti, questa Europa delle banche e della finanza non piaceva ( e certamente non per motivazioni estetiche o comunque ideologicamente preconcette ). Il nostro dissenso era motivato da ragioni ideali, ma anche pratiche perché ritenevamo che il collante dell’economia non fosse sufficiente a tenere uniti 15 o 27 Paesi proprio per la natura intrinseca che l’economia ha e che pone come unico parametro di valutazione il profitto.

Quando questo decade e non lo fa in modo omogeneo come sta appunto accadendo oggi a causa di una crisi internazionale le cui radici sono nel mondo liberalcapitalista USA, ma le cui conseguenze sono pagate dal mondo intero, succede quello che era logico aspettarsi e cioè ogni Paese Europeo analizza ed evidenzia la propria situazione economica e non è disposto ad accollarsi, oltre una formale solidarietà che si concretizza in aiuti insufficienti, il peso del dissesto degli altri Paesi. Basterebbe ascoltare il governo ed il ministro Tremonti che quotidianamente rassicurano gli italiani che il nostro Paese è fuori dalla tempesta che sta sconquassando l’Europa intera e che noi non siamo nei guai come Grecia, Spagna o Portogallo, per capire quanto sia vero quanto andiamo affermando. Siamo quasi al “si salvi chi può” o perlomeno all’ “ognuno per se e Dio per tutti”.. Per questo noi europeisti veri chiedevamo che la nostra Europa fosse innanzitutto l’Europa delle Patrie e delle Nazioni e di conseguenza una Europa che fosse prima di tutto una unione Politica, con un governo federale che avesse competenze specifiche e relativo potere esecutivo senza sottostare ogni giorno ai giochi delle politiche dei vari Paesi che bloccano e castrano ogni azione unitaria e che sono succubi delle economie nazionali. Competenze che comprendessero la politica estera, la difesa, le fonti energetiche, la pubblica istruzione, la politica economica e monetaria e sulle quali la sovranità federale facesse aggio su quella dei singoli Paesi. In un’Europa siffatta le decisioni in economia, in politica monetaria ed in politica estera sarebbero state prese dal potere centrale e le conseguenze, positive o negative, sarebbero state condivise da tutti i membri federati senza creare condizioni di privilegio o di svantaggio per nessuno. Un’Europa delle Patrie e delle Nazioni baserebbe la sua coesione su di una cultura, una storia ed un insieme di tradizioni comuni che farebbero da cemento, pur salvaguardando le diverse specificità, ad un’unione con basi ben più solide che non quella di una comune moneta. Certo, per realizzare un contesto come questo, la condizione primaria dovrebbe essere il controllo della politica sull’economia e non il contrario come accade oggi. E ricadiamo inevitabilmente, come sempre quando analizziamo le crisi del mondo moderno, al conflitto tra ORO e SANGUE e, se l’Oro vince, come è successo dopo la guerra terminata nel 1945, allora le conseguenze logiche ed inevitabili sono quelle di una preminenza dell’economia sulla politica ed i comportamenti dei Paesi Europei in una crisi come l’attuale sono il logico effetto di quella causa ..!! Per questo, e non per preconcetto, siamo pessimisti sul futuro dell’Europa. Il materiale con cui essa è stata costruita non è né idoneo né sufficiente e la costruzione non può reggere ai sommovimenti che inevitabilmente la scuoteranno nel corso del suo cammino verso il futuro.

Alessandro Mezzano

Europa delle banche o Europa delle Patrie?ultima modifica: 2010-07-27T19:28:24+02:00da ereticus3
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento