Sanità, sprechi e prebende: interviene la Corte dei Conti

sanita.jpgCAMPOBASSO – La Corte dei Conti certifica ancora una volta gli sperperi.  Ma il governatore continua dritto per la sua strada,  imperterrito copre i ritardi nell’invio dei documenti e rende note cifre e strategie a lui più utili. La cruda realtà con la quale siamo costretti a confrontarci ogni anno è proprio questa e assume un significato politico preciso: lo Iorismo, nella sua accezione ormai acclarata, non è mai terminato.

 La Sezione regionale di Controllo per il Molise della Corte dei Conti ha infatti deliberato, qualche settimana fa, su 12 provvedimenti di affidamento incarico stipulati dall’Azienda Sanitaria Regionale del Molise e su 2 determinazioni del direttore generale della  Regione Molise: si tratta di incarichi di importo superiore ai 5mila euro e relativi a progetti di  studio, ricerca, convegni, mostre, pubblicità, relazioni pubbliche e spese di rappresentanza assunti nel 2011. Com’è noto,  la legge 122 del 2010 stabilisce che, al fine di valorizzare le professionalità interne alle amministrazioni a decorrere del 2011,  la spesa annua per studi e incarichi non possa essere superiore al 20% di quella sostenuta nell’anno 2009. L’Asrem, così come certificato dalla deliberazione 116 del 2012 della Sezione regionale di Controllo della Corte dei Conti del Molise, ha conferito incarichi per 705mila 472,60 euro mentre la Regione Molise per 685mila 733,32 euro. Dall’agosto del 2011 – data del primo provvedimento osservato –  al 30 dicembre dello stesso anno – giorno in cui è stato varato l’ultimo – Regione e Asrem hanno “investito”  un milione 391mila 205,92 euro per l’affidamento di consulenze esterne. Alcuni di questi incarichi – attribuiti con provvedimenti del direttore generale dell’Asrem – rivelano selezioni affidate senza il previo esperimento di procedure selettive in spregio dell’obbligo espressamente dettato dal comma 6 bis dell’articolo 7 del d.lgs. 165/2001. Si “osservano” anche le  proroghe di incarichi affidati in precedenza, senza aver stipulato contratti ex novo in ottemperanza della normativa: affidamenti questi che non richiamano alcuna forma di rendicontazione e relazione periodica sull’attività svolta a conclusione del singolo incarico svolto in precedenza. Gli incarichi affidati senza soluzione di continuità, come è noto, sono in contrasto con il principio della necessaria temporaneità fissato dal d.lgs. 165/2001. Alcuni contratti di consulenza, sempre osservati dalla Corte dei Conti, risultano carenti in quanto a motivazione della necessità degli stessi: non è data adeguata dimostrazione dell’assenza di personale interno idoneo all’espletamento dei compiti affidati all’esterno. E’ pacifico che l’affidamento degli incarichi debba essere preceduto da un accertamento reale del bisogno. Occorre però dimostrare che il personale interno non sia in grado di svolgere quelle mansioni che si intende affidare ai consulenti esterni. Una mortificazione personale e professionale costosa sotto il profilo sociale ed economico: abbiamo tante professionalità che sono già organiche, che sono il nostro patrimonio dal quale ripartire perché la giungla delle consulenze e degli incarichi diventi un vecchio ricordo. La nostra “rivoluzione culturale” dovrà partire proprio dalle nostre risorse umane, dalla loro valorizzazione e dal loro utilizzo migliore;  dalla possibilità di accesso al mondo del lavoro garantita da procedure trasparenti e meritocratiche, dalla fine del “do ut des” che continua a fare danni incalcolabili e non solo sotto l’aspetto meramente economico.

 Paolo di Laura Frattura

 Danilo Leva

 Francesco Totaro

 Michele Petraroia

 Cristiano Di Pietro

 Salvatore Ciocca

 

Sanità, sprechi e prebende: interviene la Corte dei Contiultima modifica: 2012-07-31T07:00:00+02:00da ereticus3
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